domenica 1 giugno 2008

GOMORRA di Matteo Garrone

Il film tratto dal libro di Roberto Saviano si apre con una sparatoria kitsch sotto la luce di lampade artificiali e la scritta "Gomorra" che compare, con il sottofondo di un'altrettanto kitsch canzone napoletana...
"Dalle pagine di "Gomorra" Matteo Garrone ha estratto cinque spaccati di vita (le storie di Totò, Don Ciro e Maria, Franco e Roberto, Pasquale, Marco e Ciro) per raccontare attraverso la settima arte i bassifondi del napoletano dove i ragazzini emulano i grandi sognando di impugnare la pistola e sparare, le vedove bianche dei camorristi si nascondono in casa, i sarti tirano a campare comprando il lavoro nero all'asta, gli imprenditori vendono la terra che gli ha dato i natali per trasformarla in cimiteri di scorie. I cinque atti di Gomorra sono intrisi di violenza e corruzione sullo sfondo di un paese che nessun turista vedrà mai in cartolina. Lo sguardo di Garrone si posa sulle vite della gente - le mogli, i figli, i padri, i nemici dei boss e i boss stessi - mostrando i limiti di un paese, l'Italia, che non vuole guardare, che cerca il lavoro "clean" per smaltire le scorie e non si preoccupa dei campi coltivati a veleno". (official site)
Una scena che mi ha colpito particolarmente è quella in cui i camionisti che dal nord trasportano rifiuti tossici, quasi giunti nella cava destinata illegalmente alla raccolta, si rifiutano di proseguire poiché un barile ha travolto uno di loro, il quale non viene ovviamente neppure portato in ospedale. Franco, l'imprenditore napoletano che "quando camminava, non osservava il paesaggio, ma pensava a come poterci ficcare qualcosa dentro", esasperato, decide di risolvere a suo modo la situazione: va a chiamare dei ragazzini di 9-10 anni perché guidino i tir...

Questa è l'Italia, l'unico paese civile ad avere il problema delle discariche, come dicono tutti i telegiornali.
Considerazione inesatta, secondo me: l'Italia non è un paese civile. Vedendo certe immagini in Gomorra e Biutiful Cauntri scopri che l'Italia non è lontana da tanti paesi che definiamo in via di sviluppo.
In "Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano" Monsieur Ibrahim insegna a Momo a distinguere un paese ricco da un paese povero:
«Quando vuoi sapere se il posto dove ti trovi é ricco o povero, guarda la spazzatura.
Se non vedi l'immondizia né pattumiere, vuol dire che é molto ricco.
Se vedi pattumiere ma non immondizia, é ricco.
Se l'immondizia é accanto alle pattumiere, non é né ricco né povero: é turistico.
Se vedi l'immondizia e non le pattumiere, é povero. E se c'é la gente che abita in mezzo ai rifiuti, vuol dire che é molto, molto povero».
L'Italia a quale categoria appartiene?

1 commento:

Adduso ha detto...

“festa clandestina” ? No grazie, solo “sballo” … in tutti i “sensi”.

Solitamente, per mia modesta formazione culturale, cerco sempre di trovare una spiegazione, il più possibile laica e scientifica, agli accadimenti ed alle relative domande consequenziali.

Ma quando ho appreso una notizia che riguarda la città di Reggio Calabria da un blog, del quale qui di seguito riporto il link http://www.danielemartinelli.it/2008/08/04/che-ci-diano-qualche-anno-tranquillo/ e più appresso la parte in questione virgolettata , mi sono chiesto se per caso, il nostro cervello non stia collettivamente “tracimando” pericolosamente.

Il fatto mi ha oltremodo inquietato, perché qualche giorno addietro una persona della mia zona in Sicilia, mi diceva che nessuna pubblica amministrazione, dalla provincia ai comuni, ai vari enti pubblici preposti localmente, le ha voluto dare un contributo per una cosiddetta “festa clandestina”, fatta in beneficenza non solo di immigrati regolarmente residenti, ma anche di tutte quelle famiglie bisognose e con problemi vari. Anzi dalla siae ad altri uffici le hanno notificato che deve pagare le eventuali relative imposte per la musica e per suolo e luce pubblica.

E d’altronde, ormai si "raccolgono i soldi" solo per mega feste e processioni religiose, in cui i momenti più importanti sono rappresentati da ossessive mangiate e bevute ed infine da abbaglianti e rumorosi (oltre che costosi) fuochi artificiali per farsi “incantare” come nell’11° secolo davanti agli “effetti speciali” dei vetri colorati delle cattedrali gotiche.

“Ci sono comuni che rinunciano a regalare alla famiglia Berlusconi 70 mila euro a puntata per ospitare il carrozzone di “Veline” sul proprio territorio. Mentre Lucca ha declinato l’invito del Biscione, ci sono realtà come Reggio Calabria che di serate per quel programma monnezza hanno fatto incetta, pagando gli onorari alla famiglia del presidente del consiglio tramite l’utilizzo di fondi pubblici (nostri). Peccato che il comune di Reggio quei soldi non li abbia investiti per istituire corsi gratuiti di utilizzo internet, riservati ai cittadini di mezza età tradizionalmente “televisionari” e non si sia prodigato per migliorare l’accessibilità alla Rete con l’installazione di antennine wireless, come ha fatto Milano nel parco Sempione. Avrebbe dato opportunità di crescita a giovani informatici e reso utile servizio ai propri cittadini. Niente. Reggio è uno dei tanti comuni che preferiscono apparire su Mediaset per alimentare il cieco divismo televisivo, di cui il Sud in particolare ancora oggi si nutre. Alla faccia di quelle povere - spesso brutte - illuse che in cambio di visibilità sfilano gratis su quel palco facendo la pappa ad Antonio Ricci e ad Ezio Greggio”