martedì 16 dicembre 2008

E' ora di tornare... Ospite esclusivo: Del Turco


Negli ultimi tempi ho praticamente abbandonato il blog: forse è solamente pigrizia, ma forse è anche depressione. Ero stanca di tutto il marcio che c'è in Italia? O ero stanca dell'Italia?
(tanto Italia=marcio).
Ma oggi, dopo le elezioni in Abruzzo e dopo aver letto l'intervista che Del Turco ha rilasciato domenica, mi è venuta una gran rabbia, ma così grande che è arrivato il momento per la giustiziera che è in me di tornare...

Vorrei fare un'intervista io al signor Del Turco.
1. Le pare il caso di rilasciare un'intervista il giorno delle elezioni?
2. Sa che la poltrona in cui sedeva fino a qualche mese fa non le apparteneva? Mi sembra il comportamento di un bambino di 2 anni (e non da un uomo di 64 anni, che, come sottolinea il Corriere, è stato ex sindacalista, ex parlamentare, ex presidente della commissione Antimafia -brrrr- ex ministro delle Finanze, oltreché presidente di una Regione... ) essersi augurato che Costantini perdesse perché lei è stato arrestato. Forse è stato Costantini ad ordinare il suo arresto???....
3. Siccome il partito non lo ha adeguatamente difeso (che poi a me non risulta) lei passa al PdlBl? Complimenti!! Il fatto poi, che l'unico a parlare della sua innocenza sia stato Berlusconi, mi dà proprio da pensare... diciamo, che se avessi mai creduto alla sua innocenza, ora non ci crederei più.

Io non sono andata a votare. E dato che, come hanno titolato i giornali, ha vinto l'astensionismo, anche io ho vinto, ma cosa, poi???

sabato 29 novembre 2008

Si toglie la vita l'ex assessore coinvolto nell'inchiesta per gli scontri a Pianura

Da Il Corriere della Sera

NAPOLI
- Si è tolto la vita impiccandosi nella sua abitazione Giorgio Nugnes, 46 anni, ex assessore alla Protezione civile e alla difesa del suolo del Pd del Comune di Napoli, coinvolto nell'inchiesta sugli scontri dello scorso gennaio per la discarica di Pianura. Nugnes era stato sottoposto agli arresti domiciliari il 6 ottobre scorso, misura in seguito sostituita dal divieto di dimora nel quartiere di Pianura. Il 20 ottobre si era dimesso dal suo incarico.

SUICIDIO - La moglie e il fratello hanno tentato di rianimare l'esponente politico dopo averlo trovato impiccato in un sottoscala, ma senza esito. Nugnes (ex Dc, Ppi e Margherita, poi confluito nel Pd) era stato sospeso dal Partito democratico in seguito al coinvolgimento nell'inchiesta. Il divieto di dimora a Pianura era stato ridotto con il permesso di recarsi nella sua abitazione di via Grottole tre giorni alla settimana: lunedì, mercoledì e venerdì. Negli altri giorni risiedeva in una casa a Quarto, in provincia di Napoli. Alla base del gesto vi sarebbero «motivi personali», secondo quanto spiegano persone che erano a lui vicine prima dell’avvio dell’inchiesta giudiziaria.

INCHIESTA - Nugnes era stato arrestato con altre 35 persone con le accuse di associazione a delinquere, devastazione e interruzione di pubblico servizio. Le intercettazioni telefoniche mostrano che negli scontri avvenuti fra le forze dell'ordine e manifestanti anti-discarica nella notte tra il 2 e il 3 gennaio scorso, Nugnes dava informazioni a Marco Nonno, consigliere comunale di An, anch'egli arrestato, sui movimenti delle forze dell'ordine perché i manifestanti aggirassero i posti di blocco.

IERVOLINO IN LACRIME - Il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, ha appreso piangendo la notizia del suicidio di Nugnes mentre stava inaugurando due edifici scolastici. Profondamente commossa, il sindaco aveva detto di volersi recare con il suo vice, Sabatino Santangelo, nell'abitazione dove Nugnes si è tolto la vita poi ha deciso di attendere qualche ora per motivi di opportunità e per poter sentire prima la moglie dell'ex assessore. Infatti ci sono stati momenti di forte tensione sotto l'abitazione di Nugnes. Un gruppo di persone ha inveito e spintonato giornalisti e fotografi. Urla sono state rivolte anche contro le istituzioni. Per riportare la calma sono intervenuti i carabinieri, ma altre persone stanno impedendo a giornalisti e fotografi di entrare nella strada della casa di Nugnes.

giovedì 6 novembre 2008

Intervista a Benny Calasanzio

Ho avuto il piacere di intervistare via mail Benny Calasanzio. Lo ringrazio tantissimo.

Come è stata l'esperienza di scrivere il tuo primo libro?


Scriverlo è stato molto bello, purtroppo non lo leggerete mai. Un libro del genere, esposto a quintali di querele non è appetibile per nessun editore. Però si può comprare su internet, alla fine chi vuole informarsi vi va a carcare le informazioni, qui lo fa con più fatica; il risultato però è un risarcimento, promesso.

Il tuo blog si intitola "Benny Calasanzio - Il blog della legalità". Cos'è brevemente per te la legalità?

La Legalità per me è quella cosa dai contorni ben definiti ed inconfondibili che mi hanno insegnato mio nonno e mio zio con il loro sangue, con le loro membra massacrate dai proiettili. E' la tendenza innaturale dell'uomo ad essere ligio, corretto ed onesto. La natura dell'uomo invece è cattiva e deviata, diciamocelo senza problemi. La Legalità per me è l'unica cosa che mi rimane: difenderla, diffonderla ed innamorarmi di lei. E' bellissimo alzarsi la mattina e sentirsi veramente bene con la propria coscienza, sapendo di essere inattaccabili e orgogliosi del proprio cammino. La legalità la volevano sepolta tra le macerie di Capaci e di Via d'Amelio. Invece io e quelli della mia età siamo nati da quelle buche e oggi recriminiamo quel sangue che lo Stato ha contribuito a versare senza mai lottare veramente la mafia.


Come giudichi l'opposizione che il Partito Democratico sta facendo al governo? E quella dell'Italia dei Valori?

Ma parlare di opposizione per descrivere la buffonata che il Pd sta facendo in parlamento è ridicolo. E' un patto tacito, un baratto, un gioco delle parti indegno: mi sorprende che i militanti di sinistra, una volta attenti ed intransigenti stiano scivolando nel più becero garantismo e nella miopia ideologica. Per quanto riguarda Di Pietro, purtroppo non si può definire il migliore, ma il meno peggio. Era un grande giudice, ma da politico ha dovuto cedere a molti compromessi: basta guardare i suoi delegati di partito in Calabria e Campania.


In questi giorni si parla molto di riforma dell'istruzione. Quando andavo a scuola, la mafia era un argomento di cui si parlava pochissimo e la storia contemporanea era sempre trattata molto velocemente. La scuola dovrebbe preparare "bravi" cittadini. Non credi che questo dovrebbe avvenire anche attraverso una conoscenza più approfondita di mafia e giustizia, che impedisca, poi, di andare a votare certi personaggi?

Una volta una professoressa aveva lanciato la proposta di fare una vera e propria "ora di antimafia" a scuola. Purtroppo non se n'è fatto nulla. Questo mi ricorda tutti quei casi, praticamente sempre, in cui mentre parliamo nelle scuole i presidi si alzano e dicono: mi dissocio, qui non si fa parla di politica. Sono uomini che non hanno capito nulla, nè della loro missione nè della vita. Bisogna parlarne di politica, e delle collusioni che a volte ci sono. La politica è quella che decide il nostro futuro, perchè formare degli ignoranti? Perchè non informarli e dare la possibilità che questi ragazzi un giorno possano scegliere?

Qualche tempo fa è stato pubblicata una tua lettera su La Padania. Io non riuscirei mai a rivolgermi alla Lega, per salvare il paese da certe leggi che Berlusconi vuol fare, perché sono troppo distante dalle idee dei leghisti. Come è stato vedere pubblicato il tuo articolo sul giornale? E quali sono state le reazioni dei tuoi lettori e ascoltatori?

Ma sai, per me trovare spazio sui quotidiani nazionali è praticamente impossibile. In alcune redazioni, fonte certa, c'è un vero e proprio boicottaggio del mio nome. Dicono che sono "inattendibile". Poco male. La Padania ha pubblicato un mio articolo in cui sollecitavo la Lega a tenere duro sulla legge contro le intercettazioni, visto che era l'unica forza della maggioranza che aveva qualche perplessità. Riguardo alla Lega, la Lega delle origini aveva avuto il merito di raccogliere tutte le istanze della gente che voleva un nord diverso. Oggi, dopo essersi venduti (parlo di denaro) a Berlusconi, è solo un partito come un altro.

Per me è stato un duro colpo l'arresto di Del Turco. Lo avevo votato anche io quattro anni fa. Ho potuto capire più da vicino i motivi per cui tu non hai votato alle ultime elezioni politiche. Ho deciso di non tornare a casa per votare il 30 novembre perché mi sembra l'unica arma a mia disposizione per delegittimare la classe politica abruzzese, la quale, fra l'altro, sembra non aver appreso la lezione. Del Turco, infatti, ha dichiarato che continuerà a far politica, ma lontano dall'Abruzzo. Perché, a differenza degli altri paesi europei, in Italia sembra così assurda la richiesta che un politico indagato o condannato non si ripresenti a tutte le elezioni?

Magari Del Turco è perfettamente innocente. Ma una persona innocente non va in tv, con uno speciale a Porta a Porta,senza contraddittorio a ricostruire la sua verità. Anzi, se lo fa vuol dire che cerca la bagarre, che evidentemente le prove contro di lui sono enormi. Meglio buttarla in polemica. Se oggi in Italia qualche partito si fa dei problemi a mettere in lista gente indagata, parliamoci chiaro, è solo ed esclusivamente grazie a Beppe Grillo,non certo per iniziativa dei partiti. Ricordo solo una cosa. Che attualmente tra i deputati del Pd, un partito che viene dal Pci di Pio La Torre, siede Vladimiro Crisafulli, amico del boss condannato in Cassazione, Bevilaqua, di Enna. Amicizia, chiaramente, mai rinnegata.


L.'ultima domanda.
Roberto Saviano va via dall'Italia. Io non posso capire quello che ha provato in questi anni che ha vissuto continuamente sotto scorta, ma sicuramente comprendo benissimo che voglia andare via. Come lui, sono molti che combattono la mafia, ma rispetto all'intera popolazione, sono sempre una minoranza. Per quanto tempo ancora tutte queste persone potranno resistere di fronte a questa Italia, corrotta e senza coraggio?

Prima o poi tutto ha una fine. E non è detto che ad avere una fine sia la mafia. Se lo stato non si impegnerà veramente nel combattere la mafia e soprattutto la politica collusa, prima o poi questi "eroi moderni" lasceranno davvero l'Italia, perchè questa è una nazione brava a dare solidarietà, ma inabile all'azione: bravo Roberto, vai avanti, e tu che fai invece?

(Io da giustiziera un po' codarda sto pensando di andare a fare un master all'estero dopo la laurea... soprattutto dopo le ultime gaffe di Berlusconi...)

venerdì 31 ottobre 2008

Venerabile tv?


Licio Gelli avrà su Odeon tv un programma tutto suo, in cui rivisiterà la storia d'Italia. Titolo: Venerabile Italia - La vera storia di Licio Gelli. I primi ospiti saranno niente di meno che Giulio Andreotti e Marcello Dell'Utri.

Vorrei provare a commentare, ma non ci riesco.

Mi viene solo una forte sensazione di nausea...



mercoledì 29 ottobre 2008

Chi ha detto cosa?

Chi ha pronunciato queste parole? Prova a indovinare...

1."Il governo è pronto a ricorrere alle forze dell'ordine per impedire l'occupazione di scuole e università da parte di quegli alunni che anche oggi continuano a manifestare contro il decreto XXX. Non permetteremo che vengano occupate scuole e università perché l'occupazione dei posti pubblici non è un fatto di democrazia ma di violenza nei confronti di altri studenti, delle famiglie e dello Stato (...). Convocherò il ministro dell'Interno e gli darò istruzioni dettagliate su come intervenire con le forze dell'ordine per evitare che queste cose succedano".


2. “Voglia far comprendere agli studenti […] che le loro agitazioni sono perfettamente
inutili e possono anzi avere conseguenze di grande rilievo non esclusa chiusura
università per l’intero anno scolastico. Considero riforma XXX come la più fascista
fra tutte quelle approvate dal mio governo. Voglia intanto prendere tutte le misure
perché l’ordine pubblico non sia menomamente turbato”.

SOLUZIONI
1. Berlusconi, 23 ottobre 2008 a seguito delle proteste in tutta Italia contro il decreto GELMINI e contro i tagli all'università.
2. Mussolini, 1923, in una circolare rivolta ai prefetti a seguito delle proteste in varie università d'Italia contro la riforma GENTILE

sabato 25 ottobre 2008

CONTRO LA LEGGE 133: SI ALL'UNIVERSITA' PUBBLICA

Ieri a Bologna, a partire dalle 15, si è svolta un'assemblea di Ateneo, convocata dal Senato Accademico, per discutere della legge 133.
E' stata un'esperienza molto coinvolgente prendere parte a questa assemblea, per vari motivi: non avevo mai assistito a un'assemblea di Ateneo "ufficiale" e l'Aula Magna era gremita di persone.

I punti controversi della legge sono tre:
1. un taglio del 10% del Fondo di Finanziamento Ordinario (in genere gli Atenei con il 90% dei trasferimenti statali pagano solo gli stipendi);
2. Il blocco del turn over: ogni 5 pensionati verrà assunta solo una persona nuova;
3. la possibilità per le università di scegliere di trasformarsi in fondazioni private.

Per quanto riguarda i primi due punti, si possono fare varie considerazioni di tipo politico, sottolineando che questo sarebbe il taglio più alto rispetto a tutti quelli precedenti; come ha sottolineato il preside di Scienze della Formazione, siamo in un paese che assume più carabinieri che bidelli, ma in Italia ci sono più bambini che delinquenti; inoltre, il nostro governo ha trovato denaro pubblico per Alitalia e le banche, ma denaro non ce n'è mai per l'istruzione PUBBLICA.
Per quanto riguarda l'ultimo punto, non è necessario neppure fare valutazioni politiche: la privatizzazione delle università, anche se solo eventuale, è assolutamente INCOSTITUZIONALE. Come ha sottolineato il professor Cimbalo, docente di Diritto Ecclesiastico alla facoltà di Giurisprudenza, l'art. 33 afferma:
l'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento. La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione e istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Il che rende inammissibile l'ipotesi che non esista più in Italia neppure un'università pubblica.
A gran voce l'assemblea ha richiesto al Rettore e al Senato Accademico il blocco della didattica per un giorno e la soppressione della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico. Avanti con le lezioni in piazza, che non costituiscono una limitazione del diritto allo studio di quegli studenti che non condividono la protesta, ma costituisce un ritorno simbolico al tempo in cui si discuteva di cultura nelle piazze (si pensi agli Antichi Greci).

Si attendono risposte...

Per maggiori info visita l'articolo di La Repubblica

mercoledì 22 ottobre 2008

Colletti sporchi: intervista a Ferruccio Pinotti

In prossimità dell'uscita del suo nuovo libro, "Colletti Sporchi", ho intervistato Ferruccio Pinotti.

Può darci qualche anticipazione sul suo nuovo libro “Colletti Sporchi”?
Colletti sporchi, che uscirà con Rizzoli-Bur a novembre, è stato scritto a quattro mani con Luca Tescaroli, il coraggioso magistrato che ha fatto condannare gli assassini di Falcone e indagato sui mandanti occulti della stragi. Il libro affronta il tema dell'area grigia tra mafia, politica e finanza. E propone sconvolgenti verità in merito a molte vicende oscure. Questo attraverso il racconto di Tescaroli ma anche di magistrati come Giancarlo Caselli, Antonio Ingroia, Antonino Di Mattelo, Nicola Gratteri, Carmelo Petralia. Ma anche grazie all'analisi di economisti, banchieri, esperti di mafia.
Il suo libro “Berlusconi Zampano” è stato pubblicato solo in lingua tedesca. Perché non ha trovato editori in Italia?
Perché un libro scomodo, difficile, che batte piste mai battute. Ma non è detto che non accada.
Cosa pensa del tipo di opposizione “costruttiva” che sta portando avanti il Partito Democratico?
La valuto in modo molto critico: quando la democrazia è in pericolo serve una mobilitazione forte, non la politica dell'"appeasement", che provoca solo disastri. Non è nemmeno questione di essere di destra o di sinistra: il momento è gravissimo, comunque la sia pensi.
In “Opus dei segreta” ha descritto i legami strettissimi tra l’organizzazione fondata da Josemaría Escrivá ed ambienti dell’economia, della politica e della finanza in diversi paesi del mondo. In Italia vi sono anche altre organizzazioni cattoliche che fanno sentire pesantemente la propria influenza nelle istituzioni. Si pensi a Comunione e Liberazione. E’ possibile ravvisare somiglianze tra l’Opus Dei e Cielle?
Nella ricerca di contiguità con il potere politico ed economico vi sono sicuramente molte somiglianze. Tuttavia il metodo è diverso: CL è più aperta, trasparente, dialogica e non avvicina solo i vertici. L'Opus è più elitaria, esclusiva.
In “Poteri forti” ha svelato i retroscena della morte di Roberto Calvi mediante la testimonianza del figlio Carlo, il quale ha speso la sua vita per scoprire i responsabili della morte del padre. Uno Stato democratico dovrebbe quantomeno tentare di portare alla luce gli autori di un delitto: nel caso della morte di Calvi, l’Italia ha fallito. Oltre a ciò nel nostro paese sconvolge la mancanza di indignazione per eventi quali scomparse, attentati, stragi, i cui autori rimangono spesso sconosciuti. Cosa pensa di questo stato di disinteresse e rassegnazione in cui versano i cittadini italiani?
Il processo per l'omicidio Calvi è ancora in corso, speriamo che faccia luce sugli eventi e le responsabilità. resta scandalosa la sentenza con cui è stata chiusa la storia di piazza Fontana. E su piazza della Loggia si riparte da zero a novembre. Grave anche la nebbia che pesa sulla strage di Bologna. Un paese senza verità non ha futuro. Servirebbe una Truth and Reconciliation Commission come in Sudafrica.
Nei suo libri, schematizzando, lei ha parlato di mafia, massoneria, Chiesa cattolica, pedofilia. In relazione a quale di questi temi ha trovato maggiori resistenze nella raccolta di documenti e testimonianze?
In tutti questi ambiti. La pedofilia è stato un tema particolarmente difficile. ma censure e resistenze sono in agguato dappertutto se si scava veramente.
Siamo in una situazione di profonda crisi dell’informazione. Nei telegiornali e, spesso, anche nei quotidiani, le verità storiche sono distorte e c’è assenza di critica nei confronti del capo di governo. L’articolo 21 della Costituzione afferma: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero”. Quanto ciò è vero in Italia oggi? Crede che il web possa essere un buon canale di informazione per i cittadini?
L'informazione in Italia è quantitativamente elevata ma spesso di scarsa qualità, censurata o autocensurata. Il web è sicuramente un canale utile, ma serve più qualità, più selezione dei contenuti, più sobrietà o scatta un effetto di ghettizzazione che non aiuta l'informazione. L'invito ai giovani è comunque a utilizzare il web per esprimersi, fare ricerche, diffondere notizie scomode, suscitare dibattito, porre domande. auguri!

Ringrazio vivamente Ferrruccio Pinotti e aspetto di leggere Colletti Sporchi, che già mi sento di consigliare a tutti.
Per maggiori informazioni visitate Grandi inchieste, il blog di Ferruccio Pinotti.

giovedì 16 ottobre 2008

Lettera al Ministro Ombra della Giustizia

Introduco un post che mi ha inviato Adduso.
Si tratta di una lettera che ha scritto al Ministro Ombra per la Giustizia del Partito Democratico, Lanfranco Tenaglia, in occasione dell'approvazione nella Camera di un emendamento presentato dal Pd stesso. Esso prevede la non ammissibilità del ricorso in Cassazione nei giudizi civili, quando la sentenza di appello ha confermato quella di primo grado.
Ecco la lettera:


Egregio On. Lanfranco Tenaglia, Ministro-Ombra per la Giustizia del PD,
mi permetto di scriverle dopo avere appreso su internet che il governo è stato recentemente battuto alla Camera su un emendamento del PD alla manovra economica in materia di giustizia civile. L'emendamento riguarda l'appello nel processo civile, dichiarando non ammissibile il ricorso in Cassazione contro una sentenza di appello che confermi quella di primo grado. Presentato da Donatella Ferranti del PD, viene giudicato tecnico in ambienti del governo e della maggioranza, perché introdurrebbe un ulteriore filtro rispetto a un dato specifico.
Mi auguro, che nelle file dell'opposizione, qualcuno si possa rendere conto del gravissimo danno fatto ai comuni cittadini, soprattutto noi meridionali, che saremo ridotti che alla fine, per non soccombere davanti ad una notoria (senza generalizzare) "giustizia" locale preorganizzata (vedasi inchieste "rito peloritano" e "gioco d'azzardo") e quindi non consumarci economicamente ed esistenzialmente per risolvere i nostri problemi e conflitti, ci rivolgeremo (seppure oltremodo
sbagliando) come in passato ai "capi bastone" della zona.

Si è ancora in tempo per tornare indietro, perché si deve pure esprimere il Senato, e per questo da comune e semplice cittadino mi appello al Pd, affinché non ci venga messo attorno al collo di noi persone del Sud anche questo "laccio mafioso", in quanto per noi sarebbe veramente la fine e stavolta "senza Cassazione", poichéripeto, questa situazione (per la mia modestissima esperienza in trincea) potrebbe rappresentare una notevolissima limitazione di noi
cittadini del SUD quando tentiamo, bene o male, di resistere
all'evidente "sistema politico-istituzionale-affaristico mafioso" che ci
soffoca senza tregua.
Infine, mi sia consentito riportare un eloquente passo di un discorso di Paolo Borsellino, che ho tratto dal Blog Ribera Online e trascritto dal suo gestore Freeesud:

"...la verità è che vi è stata una delega inammissibile a magistrati e polizia di occuparsi essi solo della mafia... poi lo stato non ha fatto nulla per creare una amministrazione della giustizia efficiente in senso soprattutto civile... noi sappiamo del grande sfascio che c'è nella giustizia, soprattutto civile in Italia... mi riferisco al meridione ma ci sono grossi problemi del genere anche in tutte le altre parti d'Italia..."; in un altro brano dice: "...perché ci sono dei bisogni del cittadino che sono il bisogno di giustizia, di sicurezza sia dal punto di vista civile che dal punto di vista economico che il cittadino chiede gli vengano assicurati...";
"...quando queste cose non funzionano... ecco che queste organizzazioni traggono forza perché un surrogato di questa fiducia le organizzazioni criminali riescono ad assicurarlo... nel momento in cui sei io mi rivolgo a loro... si ha la possibilità di recuperare un debito... pagando un pizzo, in realtà si ha un servizio, mi protegge...".


Confido quindi nella Sua attenzione di Magistrato e Politico.

Distinti saluti,

Adduso

martedì 7 ottobre 2008

VIVA BERLUSCONI


Scusate, ma lo devo dire: Viva Berlusconi!!
Veltroni cercherà sempre di eguagliarlo, ma una misera copia non sarà mai come l'originale.

Ma come si può essere così servili, striscianti, nauseanti??? Titolo de Il Corriere: "Veltroni:crisi, pronti a collaborare". Risposta di Silvio: "Chi se ne frega". Bravo!!!
Sono stanca di queste preghiere per avere una parte nel governo del paese, ce ne sono decine ogni settimana da quando Berlusca è al governo! Basta!!!
Non lo sopporto più!!!
Veltroni, un altro lavoro ce l'hai: continua a scrivere su Ciak (nota: per chi non lo sapesse, Veltroni ha una rubrica sul mensile di cinema Ciak, edito da MONDADORI) e lascia in pace la politica italiana!!!

sabato 4 ottobre 2008

Suicidio di un professore antimafia

Giovedì si è suicidato un professore "antimafia": Adolfo Parmaliana, 50 anni, insegnante di chimica all'università di Messina. Nel suo comune, Terme Vigliatore, era stato artefice dello scioglimento del consiglio comunale per mafia, avvenimento a seguito del quale era rimasto isolato.
Due settimane fa era stato rinviato a giudizio in una causa per diffamazione (scrisse in un manifesto dopo lo scioglimento del comune "Giustizia è fatta", mentre il processo ai boss e ai politici si è arenato).
Il fratello Biagio Parmaliana crede che si tratti di suicidio causato dall'isolamento a cui Adolfo era stato condannato da politica e magistratura per la sua lotta antimafia. Giuseppe Lumia ha paragonato Parmeliana a Rita Atria, la testimone di giustizia che si suicidò dopo l'assassinio di Paolo Borsellino.
Nel suo blog The polite warrior, il professore scriveva
"Sono preso da tanti dubbi, da tante incertezze, da tante delusioni, da tante amarezze, da tante disillusioni ma comunque continuo a coltivare la speranza che l’uomo possa sempre perseguire un’idea di futuro migliore, un’idea di progresso, un’idea di cambiamento, un’idea di emancipazione culturale, un’idea di libertà, un’idea di riscatto. Questo è il mio stato d’animo a quasi 50 anni, comunista non calvinista, operaio nelle aule universitarie e nei laboratori di ricerca, disseminatore di nozioni scientifiche e di idee di progresso e non docente, attore e lottatore, mai spettatore, di una società che rischia il declino".

martedì 16 settembre 2008

SIAMO TUTTI ABDUL


Scrivo in solidarietà di Abdul Guibre, il ragazzo italiano, ucciso a colpi di spranga da due uomini, padre e figlio, per aver rubato, forse, dei dolcetti e, ancora forse, dei soldi.
Se fosse stato un ragazzo bianco a rubare quegli stupidi dolcetti, sarebbe stato ucciso a sprangate?
Non credo.
Se i due avessero picchiato un ragazzo bianco, lo avrebbero insultato come sporco bianco?
Non credo.
Secondo alcuni non si tratta di atto razzista.
Secondo me sì.
Se un banale furto (neppure accertato) ti spinge a uccidere un ragazzo, ad insultarlo con sporco negro, per me è razzismo.
Il problema degli Italiani è che non vogliono riconoscere di essere razzisti.
Dicono che non vogliono gli extracomunitari per motivi di sicurezza, ma poi, sotto sotto, quando si parla in famiglia, nei bar, tuo zio o tua nonna dice: "Puzzano, sono brutti, non li sopporto". Tutti motivi più che razionali per avercela con delle persone... ma per favore!!!!
Era quello che dicevano gli americani bianchi dei neri negli anni 50 e che molti americani continuano a dire ancora oggi. E si dice sempre che negli USA c'è un problema di razzismo.
Beh, benvenuti in Italia, il razzismo è anche qui!

Visita Micromega

mercoledì 20 agosto 2008

Io mento, Tu menti, Egli mente … (lo “Sport Nazionale”)

Pubblico un post inviatomi da Adduso.

Certo … “il pesce puzza dalla testa”, e quella italiana è a detta di tutti quanto meno “sgradevole”, ma se c’è un’ evidente realtà nella nostra Nazione, che ovviamente mai nessuno ammetterà (ufficialmente), è quella che in Italia (per TIMORE o per OPPORTUNISMO), mentiamo (QUASI) tutti (apriti cielo …) e lo facciamo a tal punto bene che poi arriviamo persino a convincerci noi stessi che le doppiezze che ci raccontiamo reciprocamente sono la verità. L’effetto pratico di ciò è che ORMAI in Italia, nessuno finisce più col credere ad alcuno e forse … neppure a se stesso.

Peraltro, ultimamente, tale abitudine a raccontare storie pare essersi accresciuta sempre di più a causa (a mio avviso) dell’assoluta assenza sin da piccoli in famiglia e tanto più a scuola, dell’insegnamento pedissequo e giornaliero dello studio del Diritto, le cui regole sono le uniche alla base del nostro civile convivere. Viceversa è per opinione comune il contrario che s’impara in famiglia, a scuola e dalla televisione, come ad esempio il rappresentativo “fatti furbo e in fretta sopra tutto e chiunque”. Peraltro, a mio parere, è di tutta oggettiva evidenza, che le prossime “33 ore annue” di insegnamento a scuola di “Cittadinanza e Costituzione” sono un elusivo palliativo.

L’effetto di questa assoluta ignoranza collettiva in materia di norme, e quindi pure della più elementare percezione personale della “responsabilità” morale, civile e penale, ci fa spesso enfatizzare finanche qualsiasi “fallacità” ed in qualche caso, al punto che certe “bugie” diventano persino tanto più vere quanto è maggiore il ritorno in termini d’immagine, di successo, di popolarità, di audience, di soldi, di privilegi, di stipendi, di militanza, di propaganda, di consenso elettorale, nonché di potere statale e privato che ne può derivare.

Il danno più grave è per coloro (uno di questi sono io) che, non avendo sviluppato (a volte pure solo per tempo) un prevenuto “filtro genetico o culturale” nei confronti di tutta questa “orda di falsari”, finisce con il bersi ogni genere di messaggio mediatico, politico, economico, finanziario, intellettuale, filosofico, ambientale, morale, ecc., il quale viene invece chiaramente preordinato (anche grazie a moltissimi specialisti, laureati ed intellettuali, pagati direttamente o indirettamente per questo) dal nostro “sistema politico-istituzionale-affaristico” per governarci - o sarebbe più giusto dire controllarci, così da indirizzarci verso questa o quella situazione a seconda degli “interessi” in gioco o delle “emergenze” del momento.

Questo, tra l’altro, a mio modesto parere, ha annichilito il piacere del dibattito, del confronto e della discussione, in sostanza ha ucciso la civile “agorà” (c’è però pure paura a parlare nell’ultimo decennio nel nostro “regime demo-cratico”). D’altronde, non a caso nella nostra blasonata Tv, uno, due o tre, parlano (poi sempre gli stessi) e gli altri fanno da “clacca” oppure annuiscono come dei “militanti” (o “asserviti”).

Inoltre, poiché nell’età della forza biologica (che la scienza individua tra i 15 e 30 anni) prevalgono quasi sempre gli ormoni (e per fortuna ancora), un certo tipo di spregiudicato consumismo capitalistico, (favorito per di più da una altrettanto pure accondiscendente quanto “giornaliera” politica), ha logisticamente colmato il vuoto lasciato dalla “stantia saggezza” della nostra cultura (quella di quando il Sole girava intorno alla Terra) così riuscendo ad entrare in “intimità” con i nostri giovani (e non solo con loro, vedi certi “anziani” imbottiti di chissà cosa e “arruffati” come gelada in calore, che corrono con accanto una bella ragazza ma sotto un sole di fuoco alle 15 di pomeriggio con 40° all’ombra ???) per fargli credere che oltre a questo mondo ne esistono altri paralleli in cui, se consumi e ti consumi, sei il benvenuto e “molto ben accetto” raggiungendo così felicità, sesso, soldi, successo, potere, ecc. (ma quando mai). Insomma la “dopamina” dei nostri neuroni. I danni sono sotto gli occhi di chi può ancora vedere.

Uno di questi “guasti”, oltremodo dirompente, è che i nostri adolescenti e le generazioni di giovani degli ultimi 20 anni (oggi adulti e genitori) hanno palesemente sviluppato, e piuttosto largamente, la convinzione che tutto quanto si “predichi ed insegni” loro, sia assolutamente falso, fuorviante e pretestuoso, oltre che concretamente inconcludente e soprattutto inutilizzabile (su questo ultimo aspetto, a mio parere, non hanno realisticamente tanto torto).

Quale sarà tra qualche anno il risultato di questa generale “follia culturale” di mentirci a vicenda, francamente non saprei dire (sono pur sempre un modesto cittadino), anche se, avendo sempre avuto la passione di guardare e studiare un pochino la natura - quella “reale”, non di “Alice nel paese delle meraviglie” - da un lato potrei pensare che siamo di fronte ad un esempio di evoluzione, con la sua implacabile legge della “selezione naturale”, ma per un altro verso, considerato l’ancora sconosciuto “fenomeno” che c’è tra le nostre tempie, cioè il nostro cervello, mi viene da credere che forse lo abbiamo così esageratamente “misconosciuto”, relegandolo in generale solo ad una sorta di “spirito e anima” (invece che considerarlo come il cuore, il fegato, lo stomaco, ma miliardi di volte più complesso) e allo stesso tempo lo abbiamo così eccessivamente “stimolato” , che non riesce più a “guidarci” (o sarebbe più esatto dire a guidarsi),“sbandando” in continuazione, con il pericolo che, come già avviene singolarmente per molti di noi, potrebbe e senza alcun apparente preavviso, farci “tracimare” in massa, con possibili gravi o addirittura irreversibili conseguenze. Notoriamente, un fatto apparentemente analogo e ancora non compreso, accade spesso tra i nostri “parenti” mammiferi più evoluti, come alcuni cetacei, che a volte si spiaggiano in gruppo, “suicidandosi”.

A tutto questo non posso pure non aggiungere e piuttosto smarrito, che gli italiani (nel XXI secolo, in Tv) ancora applaudono gli esorcisti e rumoreggiano gli psichiatri.

Tuttavia, si dice sempre che noi italiani siamo maestri nell’arrangiarci e trovare nelle gravità della vita le soluzioni per uscirne.

Però … sarebbe molto “doloroso”, forse più di quanto si possa immaginare, dovere eventualmente scoprire che anche questo è l’ennesimo “falso” che ci “infinocchiano” da anni.

venerdì 18 luglio 2008

DALLA REGIONE PIU' CORROTTA D'ITALIA CON AFFETTO

In questo blog ho parlato di Sicilia, Calabria, Campania... Eppure è oggi l'Abruzzo, la mia regione, ad essere al centro del dibattito sulla corruzione con l'arresto di Ottaviano Del Turco e diversi membri della giunta regionale. Sono loro i protagonisti di una nuova Tangentopoli. La cosa peggiore - per quanto mi riguarda - è che erano persone che anche io avevo votato. Rappresentavano anche me.
Alcuni giornali affermano che Del Turco è innocente nella loro smania di prendersela con i giudici e di invocare la presunzione di innocenza. Peccato che la Costituzione all'art. 27 comma 2 non parli di presunzione di innocenza, ma di presunzione di NON COLPEVOLEZZA.
Oggi un tale del Pd abruzzese ha detto che le dimissioni di Del Turco non dovrebbero essere accettate, perché, poverino, le ha prese nel buio di una cella, coartato dai giudici. Beh certo, come se la poltrona gli appartenesse.
Colpevole o non colpevole, c'è una regione da governare e certo non può farlo una giunta che è praticamente tutta indagata.
Questa in fondo poteva essere davvero una buona occasione per rinnovare il partito e di cacciare certi elementi.. e invece... sarà sempre tutto come prima.
Beh, a novembre io non ci sarò a votare.

venerdì 20 giugno 2008

Incontro con Claudio Fava

Ieri, nella Sala Farnese del Comune di Bologna, ho assistito ad un'iniziativa organizzata da Sinistra Democratica con Claudio Fava, neo-coordinatore del movimento ed europarlamentare.
Proprio due giorni fa il Parlamento europeo ha approvato una direttiva che prevede la possibilità di detenere fino a 18 mesi nei CPT (centri di permanenza temporanea) gli immigrati clandestini.
Fava, ovviamente, ha votato contro, essendo questa direttiva espressione di una piega intollerante e razzista che stanno prendendo alcune legislazioni europee.
Limitare la libertà personale di un soggetto per carenza di un atto amministrativo viola fortemente la personalità di quell'individuo ed è contrario ai diritti umani, codificati a livello europeo e nazionale.
Fava ritiene assurdo che l'agenda politica in Italia sia occupata da un portafoglio rubato nel Pigneto romano (come se queste cose non fossero mai avvenute prima che ci fossero immigrati) e non invece, ad esempio, del fatto che la 'ndrangheta produce il 3% del Pil italiano e che le mafie costituiscono la più grande impresa privata nel paese, con il maggior numero di affiliati e i maggiori profitti.
Questa logica, purtroppo, affligge il PDL come il PD, sinora incapace di fare vera opposizione, essendo la paura delle persone fonte di consenso facile: è più facile farle continuare a vivere nelle loro stupide illusioni piuttosto che spiegar loro che non tutto è come appare.

martedì 17 giugno 2008

PATTO TRA MAFIA E MASSONERIA

Dal Corriere

PALERMO - Massoneria e mafia strette in un patto segreto contro la giustizia, con il primo obiettivo di ritardare i processi ai boss delle cosche di Trapani e Palermo. I carabinieri hanno arrestato otto persone, in diverse città, accusate di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari, peculato, accesso abusivo in sistemi informatici giudiziari e rivelazione di segreti d'ufficio. I provvedimenti sono stati emessi dal gip del tribunale di Palermo, Roberto Conti, su richiesta del procuratore Francesco Messineo, dell'aggiunto Roberto Scarpinato e del sostituto della Dda, Paolo Guido.
COINVOLTI IMPRENDITORI, MEDICI, BOSS. ARRESTATO UN POLIZIOTTO - L'inchiesta vede coinvolti professionisti, medici, imprenditori, boss e alcuni iscritti a logge massoniche e si è sviluppata anche attraverso decine di perquisizioni. Fra le persone arrestate vi sono un'agente della polizia di Stato, un ginecologo di Palermo, imprenditori di Agrigento e Trapani, un impiegato del ministero della Giustizia in servizio a una cancelleria della Cassazione e un faccendiere originario di Orvieto. Dei ritardi dei processi, oltre che gli esponenti delle cosche, si sono avvalsi anche singoli professionisti, come il ginecologo di Palermo, che era stato condannato anche in appello per violenza sessuale su una minorenne. L'uomo avrebbe pagato somme di denaro per tentare di ottenere l'insabbiamento del procedimento in Cassazione, che infatti risulta pendente da tre anni, per poi accedere alla prescrizione del reato.
IL PRIMO OBIETTIVO ERA RITARDARE I PROCESSI - Dall'inchiesta emerge che boss mafiosi, grazie all'aiuto di persone appartenenti a logge massoniche avrebbero ottenuto, dietro pagamento di tangenti, di ritardare l'iter giudiziario di alcuni processi in cui erano imputati affiliati a cosche di Trapani e Agrigento. Le indagini che hanno portato alla scoperta dei presunti intrecci fra boss e massoni diretti a ritardare i processi di alcuni affiliati alle cosche mafiose, sono state avviate dai carabinieri nel 2006. L'indagine, denominata "Hiram", coordinata dalla procura di Palermo, è stata coperta dal massimo riserbo, e ha preso il via da accertamenti svolti sulle famiglie mafiose di Mazara del Vallo e Castelvetrano, in provincia di Trapani. Oltre alle perquisizioni, che non sono ancora terminate, altri controlli vengono svolti anche su conti correnti bancari intestati agli indagati.

domenica 15 giugno 2008

Ucciso consigliere provinciale di Lecce

Questa notte è stato ucciso Giuseppe Basile, esponente dell'Italia dei Valori, consigliere comunale di Ugento e consigliere provinciale di Lecce.
Il sindaco del paese si è affrettato a dichiarare che non si tratta di un omicidio politico.
In rete le notizie sono diverse. Alcuni ritengono che Basile fosse un politico scomodo, in uno dei paesi con più vicende di criminalità organizzata in Puglia, Ugento. (un esempio: clicca qui) Di
Omicidio di mafia?
Non si sa ancora. La polizia non esclude nulla
Certo, è strano che la mafia faccia a uccidere a coltellate...

Attendiamo ulteriori sviluppi delle indagini.

domenica 8 giugno 2008

La prima mafia sarda

Da La Nuova Sardegna

CAGLIARI - A Barisardo l'associazione mafiosa c'era. Tra il 1996 e il 1998 omicidi e bombe corrispondevano a un disegno elaborato per condizionare la vita politica del paese, annientare gli avversari e conquistare il potere locale. A sei anni e mezzo dalla sentenza del tribunale di Lanusei («una lettura angelica dei fatti» l'ha definita il pg Alessandra Pelagatti nella requisitoria del 31 marzo) il teorema della Dda di Cagliari è dimostrato dalla Corte d'Appello: l'ex segretaria della Cgil Maria Ausilia Piroddi era la mente della piovra d'Ogliastra, il suo amante Adriano Pischedda il braccio operativo. Col 'processo Tuono' è la prima volta nella storia giudiziaria dell'isola che il famigerato '416 bis', il reato di promozione e costituzione di un'associazione di stampo mafioso, compare in una sentenza.

Altri sette imputati - Sebastiano Puggioni, Mario Cabras, Giuseppe Carta, Sandro Demurtas, Enrico Deiola, Giampaolo Locci e Vittorio Salis - sono colpevoli di aver partecipato all'associazione criminale, una responsabilità non di vertice, comunque forte, che si tramuta però in pene complessivamente più lievi rispetto alle richieste della Procura generale ma molto più elevate in confronto al giudizio di primo grado. Allora le assoluzioni furono sei e le condanne nove: ieri mattina, con un capo d'imputazione sfrondato dalle prescrizioni (spariti i danneggiamenti, le minacce e parte delle contestazioni minori legate ad armi ed esplosivi) i giudici d'appello hanno condannato tutti e undici gli imputati rimasti sotto processo, gli ultimi due - Salvatore Puggioni e Marco Salis - colpevoli di fabbricazione, detenzione e porto illegale d'armi ma estranei al reato associativo.

Nel complesso la sentenza di Lanusei esce stravolta dal passaggio in appello: due assoluzioni (Piroddi e Salvatore Puggioni) sono tramutate in condanne, otto pene vengono rideterminate e una (Marco Salis) ritoccata verso il basso ma solo per via della prescrizione. La Piroddi e Salvatore Puggioni sono interdetti per sempre dai pubblici uffici e sospesi dalla potestà di genitori, così come Mario Cabras, Giuseppe Carta e Sandro Demurtas. I giudici hanno stabilito anche provvisionali immediatamente esecutive di diecimila euro a favore delle parti civili, col pagamento delle spese di giudizio. I giudici hanno letto il dispositivo della sentenza alle undici e mezzo: nessuno degli imputati era presente, la difesa era rappresentata in buona parte dalle seconde linee.

Che l'aria fosse diversa, rispetto al tribunale di Lanusei, s'era intuito il giorno della requisitoria. Un atto d'accusa durissimo, quasi sferzante nei confronti dei giudici del primo grado chiuso con richieste di condanna per 101 anni: «In primo grado - aveva detto il pg Pelagatti - era stata data una lettura a tratti superficiale dei fatti di Barisardo». Perchè in Ogliastra la mafia c'era, col suo carico di bombe e fucilate. C'era «l'abbraccio mortale, lo strettissimo rapporto criminale fra Maria Ausilia Piroddi e il suo amante Adriano Pischedda, un rapporto insieme affaristico e sentimentale». Per l'accusa l'ex segretaria della Cgil voleva-doveva diventare sindaco, provare a fermarla equivaleva a rischiare la pelle. E' tutto scritto nelle carte processuali del 'processo Tuono', carte ingiallite dal tempo che raccontano ancora e chiaramente una storia senza precedenti nell'isola, storia ricostruita con determinazione dai pubblici ministeri Mario Marchetti e Fabrizio Tragnone, cui il tempo e altri giudici hanno dato ragione. Quella di una piovra che tra la fine del 1996 e la fine del 1998 avrebbe avvinto Barisardo in una stretta di piombo.
CAGLIARI - A Barisardo l'associazione mafiosa c'era. Tra il 1996 e il 1998 omicidi e bombe corrispondevano a un disegno elaborato per condizionare la vita politica del paese, annientare gli avversari e conquistare il potere locale. A sei anni e mezzo dalla sentenza del tribunale di Lanusei («una lettura angelica dei fatti» l'ha definita il pg Alessandra Pelagatti nella requisitoria del 31 marzo) il teorema della Dda di Cagliari è dimostrato dalla Corte d'Appello: l'ex segretaria della Cgil Maria Ausilia Piroddi era la mente della piovra d'Ogliastra, il suo amante Adriano Pischedda il braccio operativo. Col 'processo Tuono' è la prima volta nella storia giudiziaria dell'isola che il famigerato '416 bis', il reato di promozione e costituzione di un'associazione di stampo mafioso, compare in una sentenza.


sabato 7 giugno 2008

Ricordi della corrente andreottiana - dopo Anno Zero

(In occasione dell'uscita del film Il divo, pubblico un post gentilmente inviatomi da Adduso)

La trasmissione di Anno Zero avente come spunto il film “Il Divo” nella quale si è dibattuto degli anni tra il 1970 ed i primi del 1990 che hanno visto crescere in Italia ed in particolare in Sicilia il potere dell’allora corrente politica andreottiana all’interno della DC, mi hanno riportato parecchio indietro e fatto riaffiorare qualche ricordo non certo piacevole. In particolare dove abitavo, c’era una famiglia di persone molto distinte e di ceto sociale cosiddetto elevato, ben radicata nel diritto (guarda caso) e nella politica, che notoriamente era identificata nella corrente andreottiana. Il potere che aveva era pressoché totale. Ricordo come vi fosse una “processione” di persone appartenenti a ogni estrazione sociale (rivedo ancora oggi in altre località l’analogo andirivieni) che per ricorrenze e compleanni e cose analoghe, portavano ogni sorta di dono. La cosa che tuttavia era più riprovevole, ma lo dico oggi alla luce non solo delle mie negative esperienze, ma soprattutto in presenza di una maggiore coscienza personale, è che notoriamente la locale caserma era “dipendente” da quella famiglia. Potete immaginare cosa questo volesse dire. In sostanza il potere era assoluto in quel paese.

Inoltre, seppure personalmente non sono mai stato testimone, era anche notorio che pure tramite un altro potente rappresentante della politica provinciale aderente alla corrente andreottiana, i rapporti con la magistratura erano “fraterni”. Ma anche di questo ho dovuto quanto meno indirettamente prenderne consapevolezza che qualcosa di vero c’era e continua ad esserci con i neo “discendenti” ridipinti di quella corrente. Una volta un deputato regionale della democrazia cristiana dell’epoca al quale esposi le mie lamentele sullo strapotere di quegli esponenti andreottiani, mi disse che non c’era nulla da fare (tanto era potente “l’andreottianesimo” in Sicilia) e che quindi avrei fatto meglio a lasciar perdere. Ma all’epoca, imbevuto anch’io come tanti altri “ingenui” cittadini delle “propagande” di vari esponenti politici che si dichiaravano antimafiosi (che poi sono i primi a defilarsi davanti ai problemi concreti e provati) non volevo neanche sentire dire che pure la magistratura era allineata (certo senza generalizzare). All’epoca, tra l’altro, frequentando Palermo per motivi di lavoro, e dovendo passare quasi sempre davanti alla casa del Giudice Falcone, rimanevo allibito nel vedere come quell’Uomo fosse costretto a dovere uscire di casa sempre super scortato e solo perché combatteva la mafia. Poi quando andavo negli uffici pubblici, la frase più pulita che sentivo pronunciare nei suoi confronti era “stronzo”. Allora mi dicevo sempre che nella mia vita dovevo avere almeno un decimo della sua forza d’animo. Questi errori si pagano in una Stato “mafioso” come l’Italia, in particolare quando hai una tua attività.

Peraltro, uno degli episodi che più di ogni altro ha segnato la mia vita nei miei burrascosi rapporti con la corrente andreottiana è stato quando un esponente regionale di quella corrente mi mandò a chiamare, poiché all’epoca lavoravo nell’azienda della mia famiglia, per dirmi di cercare i voti per un deputato europeo andreottiano che poi negli anni successivi, com’è ben noto, è morto ammazzato dalla mafia. Non dimenticherò mai quel 19 aprile del 1999, in quella segreteria al primo piano di un palazzo della città, quando quell’assessore, mi “gettò” sulla sua scrivania le schede elettorali di quel candidato messe in una busta gialla e dicendomi “si faccia la sua bella campagna elettorale”. Raccontai a tutti quanto mi stava accadendo, magistratura compresa, così però firmando la mia fine lavorativa. Nello Stato “mafioso” in cui viviamo, i comportamenti come i mie si pagano ed i primi a darti addosso, guarda caso, sono proprio i magistrati … guarda caso (sempre senza generalizzare).

Nella trasmissione di Anno Zero, e concludo, sembrava che si parlasse di un passato lontano.

Invece, come d’altronde avviene in natura per chi crede nella teoria dell’evoluzione, quella politica “mafiosa” di allora non si è mai estinta, al massimo ha avuto una battuta di arresto nella rappresentatività, nel senso che per motivi fisiologici ineluttabili, i politici di allora o sono morti o sono ormai molto vecchi, ma quella mentalità, quella cultura, quella miscela “mafiosa” tra politica ed istituzioni è sempre viva. Anzi mi inquietano coloro, intellettuali, ben pensanti, giornalisti, ecc., che trovano sempre un raffinato sofisma per dire che i tempi sono cambiati. Mentre io vedo che oggi sono ritornati quegli stessi tempi ma con altri uomini, magari i figli, i nipoti, i cugini ecc., i quali hanno in più solo dei “valori aggiunti”, quali una radicata conoscenza del Diritto così che la mafia (“finalmente”) si può esercitare nel rispetto della legge, tanto che utilizzano pure il linguaggio e soprattutto l'accento di chi ha fatto degli intensi corsi di dizione, bon ton ed inglese, oltre a vestire begli abiti alla moda che sono come un biglietto di presentazione, e così via, ma in realtà, ovviamente solo per chi può vedere e per chi può ancora pensare, la sostanza culturale è rimasta immutata e continua ad essere strutturata solo di presunzione, prepotenza e prevaricazione, ovverosia la spina dorsale della nostra politica “mafiosa”.

L’ultimo appunto. Sempre nella trasmissione di Anno Zero è stata sollevata un’ipotesi, mi pare da Santoro, il quale avrebbe detto (o credo di avere capito), che la politica in Sicilia, così come in altre realtà del territorio italiano, avrebbe trovato sul territorio delle organizzazioni socio-criminali già così ben radicate che in un certo senso, da un lato ha dovuto forzatamente conviverci (anche se qualcosa non mi torna e andrebbe approfondita, altrimenti sembrerebbe quasi un’assoluzione storica di quella e dell’attuale politica) e dall’altro ha cercato di gestire tale rapporto per propria convenienza elettorale ed economica. Ora, alla luce di tale teoria (che peraltro, mi pare da profano, assomiglia all’indirizzo di una sentenza della Cassazione, la n. 33748/2005), mi viene in mente uno scambio di opinioni di qualche anno addietro, in cui una persona anziana mi spiegava che alla base della “tragedia” della “monnezza” non raccolta, c’è un’interruzione “traumatica” del rapporto tra criminalità e politica, ma non nel senso che (figurarsi) la politica improvvisamente si era ravveduta, ma in quanto la politica aveva pensato di potere fare tutto da sé, non ritenendo di avere più bisogno di questo intermedio ed imprevedibile batterio della mafia, della camorra, della ndrangheta, ecc, così da gestire direttamente il voto, la società, gli appalti, le candidature, gli incarichi, le promozioni, l’occupazione, gli affari, i privilegi, ecc., insomma la vita “ordinaria” dello Stato. Una delle reattività della “criminalità organizzata” a ciò, è stata ad esempio, quella di bloccare il sistema della raccolta dell’immondizia che da sempre sarebbe notoriamente nelle “sue mani”.

Stavolta finisco veramente. Sopra ho descritto una realtà vista (e vissuta) da comune cittadino e sempre come tale aggiungo una mia modesta soluzione, ovverosia che se non cerchiamo, ma subito, di creare delle nuove generazioni attraverso la scuola pubblica, a cominciare dalla prima elementare, con degli studi graduali, ma reali e concreti, di diritto, di economia, di medicina, di scienza, di psichiatria,di lingue come inglese, francese, spagnolo e pure cinese, nonché di storia delle religioni e di antropologia e quindi delle origini e costumi delle popolazioni nel mondo, ecc., invece di propinare apprendimenti ormai obsoleti di quando la Terra girava intorno al Sole, da un lato avremo sempre più ignoranza ed intolleranza, così come sempre più “bulli” nella scuola, dall’altro sempre più “criminali” nella società e soprattutto avremo sempre più “mafiosi” nella Stato e, purtroppo, anche un popolo sempre più controllato, disinformato, veicolato, insomma plasmabile come la plastilina (il nostro vecchio “pongo”), come d’altronde poi lo siamo già in parte e con tutta evidenza nel quotidiano.



mercoledì 4 giugno 2008

Meno male che Giorgio c'è!


Finalmente è un'istituzione a parlare chiaramente:

Napolitano: "Rifiuti tossici in gran parte dal Nord". Ne sia consapevole l'opinione pubblica delle regioni del Nord. Li gestisce la camorra".

Da Il Corriere della Sera

NAPOLI - Non solo per superare l'emergenza rifiuti ma anche per sconfiggere la camorra «la magistratura sta facendo e farà la sua parte dando il suo contributo alla definizione e alla realizzazione di misure urgenti».

Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano assicurando che si spenderà personalmente presso il governo e il Csm per dotare i magistrati dei mezzi necessari. Alla magistratura, ha detto Napolitano «rendo omaggio per l'impegno che sta portando avanti a Napoli con sagacia investigativa e professionalità». Un impegno, che unito a quello delle forze dell'ordine, ha proseguito il Capo dello Stato «sta giungendo al nodo del traffico illegale e infame dei rifiuti tossici e delle discariche abusive».

NON SMARRIRE SENSO LEGALITA' - Napolitano ha poi chiesto ai cittadini della Campania «comprensione e disponibilità» per affrontare l'emergenza dei rifiuti «con gli opportuni chiarimenti ma senza smarrire mai il senso dell'urgenza e della legalità, nel modo più assoluto».
Napolitano ha sottolineato, come aveva fatto nei giorni scorsi, la necessità di non far prevalere visioni localistiche: «Non si tratta della salute dei cittadini di questo o di quel quartiere o di questo e di quel Comune, la salute la si difende estirpando la criminalità, eliminando la piaga dei traffici camorristici, ripulendo le strade, creando condizioni per un ordinato ciclo di smaltimento dei rifiuti».

RIFIUTI TOSSICI ARRIVATI DAL NORD - La camorra è responsabile di molti traffici compreso quello dei rifiuti tossici, ha ricordato Napolitano sottolineando che questi rifiuti insalubri «in gran parte sono arrivati dal nord, ne sia consapevole - ha aggiunto - l'opinione pubblica delle regioni del nord».

domenica 1 giugno 2008

GOMORRA di Matteo Garrone

Il film tratto dal libro di Roberto Saviano si apre con una sparatoria kitsch sotto la luce di lampade artificiali e la scritta "Gomorra" che compare, con il sottofondo di un'altrettanto kitsch canzone napoletana...
"Dalle pagine di "Gomorra" Matteo Garrone ha estratto cinque spaccati di vita (le storie di Totò, Don Ciro e Maria, Franco e Roberto, Pasquale, Marco e Ciro) per raccontare attraverso la settima arte i bassifondi del napoletano dove i ragazzini emulano i grandi sognando di impugnare la pistola e sparare, le vedove bianche dei camorristi si nascondono in casa, i sarti tirano a campare comprando il lavoro nero all'asta, gli imprenditori vendono la terra che gli ha dato i natali per trasformarla in cimiteri di scorie. I cinque atti di Gomorra sono intrisi di violenza e corruzione sullo sfondo di un paese che nessun turista vedrà mai in cartolina. Lo sguardo di Garrone si posa sulle vite della gente - le mogli, i figli, i padri, i nemici dei boss e i boss stessi - mostrando i limiti di un paese, l'Italia, che non vuole guardare, che cerca il lavoro "clean" per smaltire le scorie e non si preoccupa dei campi coltivati a veleno". (official site)
Una scena che mi ha colpito particolarmente è quella in cui i camionisti che dal nord trasportano rifiuti tossici, quasi giunti nella cava destinata illegalmente alla raccolta, si rifiutano di proseguire poiché un barile ha travolto uno di loro, il quale non viene ovviamente neppure portato in ospedale. Franco, l'imprenditore napoletano che "quando camminava, non osservava il paesaggio, ma pensava a come poterci ficcare qualcosa dentro", esasperato, decide di risolvere a suo modo la situazione: va a chiamare dei ragazzini di 9-10 anni perché guidino i tir...

Questa è l'Italia, l'unico paese civile ad avere il problema delle discariche, come dicono tutti i telegiornali.
Considerazione inesatta, secondo me: l'Italia non è un paese civile. Vedendo certe immagini in Gomorra e Biutiful Cauntri scopri che l'Italia non è lontana da tanti paesi che definiamo in via di sviluppo.
In "Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano" Monsieur Ibrahim insegna a Momo a distinguere un paese ricco da un paese povero:
«Quando vuoi sapere se il posto dove ti trovi é ricco o povero, guarda la spazzatura.
Se non vedi l'immondizia né pattumiere, vuol dire che é molto ricco.
Se vedi pattumiere ma non immondizia, é ricco.
Se l'immondizia é accanto alle pattumiere, non é né ricco né povero: é turistico.
Se vedi l'immondizia e non le pattumiere, é povero. E se c'é la gente che abita in mezzo ai rifiuti, vuol dire che é molto, molto povero».
L'Italia a quale categoria appartiene?

domenica 25 maggio 2008

L'Abruzzo, isola felice? Intervista a Giuseppe La Pietra, coordinatore di Libera L'Aquila


Da quanto tempo è attiva Libera in Abruzzo?
Libera è nata ufficialmente da poco più di un anno in Abruzzo. L’unico coordinamento riconosciuto ad oggi è quello dell’Aquila. C’è da sottolineare che nella zona del pescarese benché in passato siano state avviate alcune iniziative con Libera, solo da pochi mesi si è deciso di costituire un coordinamento ufficiale. In altre zone stiamo dando la nostra disponibilità per far conoscere Libera e iniziare a costituire coordinamenti locali. L’Abruzzo, come anche altre quattro regioni italiane non avevano l’esperienza di Libera. Questo, di per sé, non è un problema. Non esistono i professionisti dell’antimafia, né tanto meno Libera ha la pretesa del copyright. La questione è un’altra. Essendo un coordinamento di associazioni, persone, gruppi e scuole, Libera mettere in rete, unisce, il lavoro di quanti hanno l’obiettivo della lotta alle mafie e dell’educazione responsabile alla legalità. Questo, rafforza l’impegno della lotta alla mafia, salvaguardando la specificità di chi aderisce.

Quando andavo a scuola ho sempre percepito la mafia come un problema molto distante, che non riguardasse la nostra regione. In effetti, se ne parlava molto poco. Come si svolge il vostro lavoro nelle scuole? E quali reazioni avete da parte dei ragazzi?

Posso comprendere quanto affermi. La mafia, nei suoi molteplici volti, è quasi sempre collegata soltanto ad alcune regioni italiane e ad uno stereotipo da fiction televisiva. La mafia è una cultura, un modo di pensare e di agire. La mafia non è targata Palermo, Reggio Calabria, Napoli, Foggia, città dove c’è anche molta gente che s’impegna da anni per contrastare il malaffare, a cui forse viene dato poco risalto. I mafiosi non sono soltanto quelli con la coppola, la lupara e i baffetti…Le mafie si servono di professionisti, di uomini e donne al di sopra di qualsiasi sospetto, politici e non, esperti in economia, in diritto e in quant’altro necessitano.
Basta prendere un aereo, una macchina, un’operazione via internet; basta avere la giusta conoscenza politica, e in poche ore si può essere da qualsiasi parte per riciclare, ad esempio, il denaro proveniente da attività criminali, come il traffico di droga, oppure ottenuto in seguito ad investimenti effettuati nell’economia legale. Da non sottovalutare che le forze dell’ordine in questi ultimi mesi hanno arrestato nella nostra regione alcuni latitanti ed altre persone appartenenti ad organizzazioni mafiose di altre regioni, operanti con organizzazioni locali. L’Abruzzo non è una regione mafiosa. Allo stesso modo, con la stessa chiarezza, stando a quanto Libera L’Aquila ha avuto modo di far conoscere attraverso gli appuntamenti nei mesi di novembre – dicembre 2007, ci siamo detti che il nostro territorio non è impermeabile alla criminalità organizzata e alle mafie. Grazie al lavoro di Site.it (www.site.it; aderisce a Libera informazione), abbiamo potuto informare la cittadinanza circa la presenza di alcune società, all’interno delle quali sono presenti uomini e donne riconducibili a “Cosa Nostra”. Abbiamo sollecitato l’impegno di alcuni parlamentari, promuovendo quattro interrogazioni parlamentari. Ancora in attesa di risposta. In uno dei nostri appuntamenti, il Sen. Giuseppe Lumia, allora vice presidente della commissione parlamentare antimafia, lo ha ribadito, sottolineando come l’impegno di Libera sia costruttivo ed efficace nel contrastare i tentativi di infiltrazione mafiosa. Ma il cammino di Libera è iniziato da poco ed ha bisogno di consolidarsi, arricchendosi di quanti vorranno condividere con noi questo sentiero dell’impegno per la legalità e i diritti.
Per quanto riguarda la scuola, Libera L’Aquila, con l’assessorato alla Pubblica istruzione della Provincia dell’Aquila, a partire dal prossimo autunno, darà vita ad un progetto che coinvolgerà docenti e studenti delle scuole superiori della provincia dell’Aquila. Libera ha investito molto sulle scuole e sulla formazione dei docenti. Nacque, appunto, Libera Formazione. È fondamentale partire dai ragazzi, dallo stare accanto ad essi non per essere i professionisti, i maestri della legalità…sarebbe fallimentare. I ragazzi non sono il nostro futuro, ma il presente. Stare accanto a loro e ai loro insegnanti per ascoltarli, per lavorare insieme sui territori in cui essi vivono, facendo tesoro di quelle ricchezze che troviamo in qualsiasi persona e luogo in cui operiamo. Le loro reazioni sono positive. Hanno voglia di metterci la testa e di dare il proprio contributo, fondamentale per costruire percorsi di responsabilità sui temi della legalità.

Si dice che in Abruzzo la mafia c’è, ma non fa rumore. Quali sono le attività illecite che maggiormente le organizzazioni criminali portano avanti nella regione?
Generalmente è così. E, non molti giorni fa, ho sentito definire l’operato della ‘Ndrangheta proprio come colei che non fa rumore, e per questa sua caratteristica riesce a mettere le sue radici ovunque. Le mafie non vogliono il rumore, non vogliono che si informi, amano il silenzio per operare indisturbate. Libera, al contrario, evitando inutili atti di eroismo insignificante, consapevole dei propri limiti, si documenta, studia, informa, portando alla luce, nel caso dell’Abruzzo, quanto si ritiene che possa essere di aiuto a cittadini e amministratori.
L’ex presidente della commissione parlamentare antimafia, On. Francesco Forgione, ha di recente affermato: L'Abruzzo, terra a bassa intensità criminale, viene usato per riciclare i soldi. La relazione della Direzione Nazionale Antimafia comincia con un cappello che individua un numero esorbitante di banche e finanziarie, anche fittizie. Il fatto che non vi sia un riscontro giudiziario non vuol dire che non ci sia un allarme sociale. Per esempio, è la stessa Confesercenti ad aver lanciato l’allarme usura. Stando al rapporto di SOS Impresa risulta che la situazione dell’Abruzzo è molto preoccupante. Tra le città con gli indici statisco – penali più alti compaiono Pescara (1° posto rispetto a tutte le altre Provincie italiane), L’Aquila (21°) e Chieti (33°).
Lo stretto collegamento con l’Ufficio di Presidenza di Libera ci ha permesso di conoscere meglio la realtà relativa alla presenza, ad esempio, dei 24 beni confiscati alle mafie. Di questi 24, 12 sono concentrati nella Marsica. L’Abruzzo è la seconda regione dell’Italia centrale per beni confiscati. Se poi la paragoniamo a regioni analoghe per popolazione e territorio, come le Marche, il Molise, la Basilicata, etc., è la prima.
Per Libera in Abruzzo l’obiettivo deve essere necessariamente quello di creare le condizioni perché i beni confiscati diventino una risorsa per lo sviluppo ordinario economico e sociale del territorio. Non si tratta solo di gesti simbolici, ma di concreti passi verso la liberazione dall’ipoteca che le mafie rappresentano per cittadini e territori.

Di quale matrice sono le infiltrazioni mafiose nella regione e in che zone, in particolare, se ne ravvisa la presenza?
La matrice delle infiltrazioni è analoga a quella di altre regioni. Noi riteniamo che ci siano elementi riconducibili a “Cosa Nostra”, alla Camorra, alla ‘Ndrangheta e ad alcune mafie straniere. Per ora, stando a quanto richiesto anche da due interrogazioni parlamentari, abbiamo ravvisato attività con tentativi di riciclaggio nella Marsica. Ma se ci facciamo un giro per l’Abruzzo, oltre ai tentativi di riciclaggio, possiamo constatare che il problema è presente, in modo diverso e in più zone. Oggi, leggendo la relazione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2008, possiamo leggere – in un documento ufficiale – che l’Abruzzo non è un’isola felice. Questo non è un danno per la regione. È l’ammissione di una realtà che permette sicuramente di tirare fuori quegli anticorpi che gli abruzzesi hanno, per respingere quanti pensano di trovare l’isola felice del riciclaggio e dei molti illeciti.

La stampa e le televisioni locali ignorano quasi del tutto l’argomento. Da questo punto di vista, l’Abruzzo riflette in pieno la situazione dei media nazionale.
Sul versante dell’informazione, dunque, una risorsa fondamentale è rappresentata da Internet. Come è nata l’esperienza di www.site.it ?

È vero, al di là di qualche giornalista locale che scrive sulle nostre iniziative, l’Abruzzo resta isolato ancora fra le Regioni “Felici”. Eppure, ci sarebbe molto da scrivere e da far conoscere. L’esperienza di Site, e delle sue testate è fondamentale per Libera. In molti paesi della Marsica, artigiani, operai, precari, professionisti, hanno dato vita a piccole redazioni locali. Nella piena autonomia del suo direttore e di ciascuna redazione delle testate locali, Site è nel suo complesso una fonte inesauribile di informazioni. Libera ritiene per sé quelle più consone ai nostri obiettivi. Grazie al lavoro di Site, abbiamo fatto conoscere all’opinione pubblica quei tentativi di infiltrazione riconducibile a “Cosa Nostra”. E molto altro ancora. Penso che Angelo Venti, direttore responsabile di Site, meriti un’intervista a parte, dove possa far conoscere questo mix di internet e cartaceo. Inoltre, proprio grazie a Site, siamo riusciti a catturare l’interesse di ARTE TV. In febbraio, dopo che una troupe della TV francese venne nella Marsica, fu mandato in onda un reportage sui tentativi di riciclaggio di denaro nell’Abruzzo interno. L’interesse della TV francese ARTE è stato molto importante per noi, ed ha fatto risaltare alla cronaca internazionale questo fenomeno ancora troppo nascosto in Italia.

A breve darete il via all’esperienza di Libera in Molise, unitamente a Mons. Giancarlo Bregantini, l’ex vescovo di Locri, trasferito a Campobasso nel novembre scorso, colui che è stato denominato il “Don Puglisi della Calabria”. Qual è stato il contributo del vescovo alla nascita di Libera in Molise?
Il suo contributo, quello di alcuni sacerdoti e di alcune persone del mondo dell’associazionismo, è stato fondamentale. Personalmente sono molto onorato di dare il mio piccolo contributo al progetto degli amici di Campobasso. Tutto è iniziato dallo scorso anno, prima che Mons. Bregantini arrivasse. Ora, abbiamo la fortuna di avere un testimone disposto a continuare quanto intrapreso nella locride. Anche per il Molise, una delle regioni non aventi Libera, come l’Abruzzo, ha vinto la logica della rete, del mettersi insieme, dell’unire le forze per impegnarci nel costruire i percorsi di legalità responsabile.

Concludiamo con uno sguardo a un tema di stretta attualità. Oggi c’è stata una dura presa di posizione da parte di tutte le forze politiche parlamentari contro le affermazioni di Marco Travaglio a “Che tempo che fa” sul presidente del Senato Schifani. Non crede che un vero giornalismo di inchiesta dovrebbe essere, in qualche modo, il “tafano” del potere, soprattutto in Italia, dove i politici spesso hanno amicizie poco limpide?
Conosco alcuni giornalisti d’inchiesta che svolgono molto seriamente il proprio lavoro, documentandosi, informando il pubblico di quanto portano alla luce. Uomini e donne che mettono a repentaglio anche la propria esistenza come, ad esempio, la giornalista campana Rosaria Capacchione. Oppure, come Angelo Venti, sconosciuto alla cronaca nazionale ma puntuale ed incisivo sul piano locale. Quanti lo conoscono sanno che la sua onestà intellettuale, come quella degli altri componenti che ruotano intorno a Site.it, ha permesso di accendere i fari sulla complessa realtà marsicana in materia di infiltrazioni mafiose e non solo. E non da ora, ma fin dal 2006. Chi ha preso in seria considerazione quanto pubblicato da Site? Libera ha solo messo le ali, confrontando le notizie raccolte da Site in un lungo colloquio con l’ex presidente dell’antimafia, On. Francesco Forgione. Ecco la forza della rete. Da lì, qualcosa è cambiato.
A volte, forse, potrebbe infastidire il modo con cui si dicono le notizie, ma il contenuto è, e resta sempre fondamentale. Personalmente conoscerò Travaglio il 23 maggio, per la serata sulla memoria e l’impegno, in ricordo della strage di Capaci, a L’Aquila. L’ho ascoltato in diverse occasioni e ho letto molto di quanto ha scritto. Quando Travaglio parla del Presidente del Senato (argomento già vecchio e conosciuto), o di altri personaggi politici e non, ho difficoltà a comprendere il perché di tanto clamore. Chi è chiamato in causa può smentire quando vuole, e con le modalità ritenute più opportune. Purtroppo, i fatti dicono che la connessione tra le mafie e il mondo della politica non è di oggi, e non è solo Travaglio a parlarne. La cultura mafiosa si può inserire ovunque ci siano persone disposte a scegliere di voler stare dalla parte dell’illegalità.

lunedì 19 maggio 2008

PAROLE DI SALVATORE BORSELLINO

Da Antimafia duemila

Palermo
. "Prima di andare a commemorare Falcone e Borsellino i politici come Berlusconi o Schifani dichiarino chi deve essere considerato un eroe.
E se continuano a sostenere che persone come Vittorio Mangano sono eroi, allora che si astengano dall'andare a sporcare la memoria delle vittime di mafia". Lo dice all'ANSA Salvatore Borsellino, fratello del procuratore aggiunto Paolo Borsellino, ucciso nella strage del 19 luglio 1992 insieme agli agenti di polizia che lo scortavano. L'appello di Salvatore Borsellino arriva a pochi giorni dalle cerimonie di commemorazione di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e dei poliziotti morti il 23 maggio 1992. Il riferimento è alle affermazioni fatte lo scorso aprile dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e dal senatore Marcello dell'Utri, nei confronti del boss mafioso Vittorio Mangano, definito da entrambi i politici "un eroe". Palermo in questi giorni, su iniziativa del sindaco, Diego Cammarata, è tappezzata della foto dei due magistrati uccisi da Cosa nostra in cui compare la scritta: "Eroi per sempre". Secondo Alfredo Morvillo, fratello di Francesca e cognato di Giovanni Falcone, e Manfredi Borsellino, figlio del procuratore aggiunto Paolo Borsellino: "questa non può che essere la risposta della città di Palermo alle parole di chi pubblicamente e reiteratamente aveva indicato al Paese come eroe un noto uomo di mafia". "Quelle parole - aggiungono Morvillo e Borsellino - costituiscono una grave offesa alla memoria di tutti quesi servitori dello Stato che hanno perso la vita proprio a causa del loro impegno contro la mafia".

mercoledì 14 maggio 2008

IL MIO GOVERNO OMBRA

Dato che nei blog gira la moda di fare governi ombra, anch'io ne voglio fare uno!!!!
Sarò più originale di Veltroni, non ricalcherò i ministri che ha scelto il Berlusca!
Il mio sarà un governo che farà seria opposizione, senza limiti temporali, umani e spaziali.



Presidente
La giustiziera della notte (io)





Ministro del non dire falsa testimonianza (o Giustizia)
Il democritico


ildemocritico.blogspot.com
ndft.blogspot.com
hopersolaborsa.blogspot.com






Ministro della Difesa dai corrotti, collusi e mafiosi
Biasimatrix

antiudeur.blogspot.com






Ministro della Natura
Mr Pan










Ministro dei Trasporti (con delega ai fenomeni paranormali come i treni che non arrivano mai)
Harry Potter












Ministro del Lavoro degli schiavi precari
Spartacus








Ministro degli Affari esteri
Doktoro Esperanto








Ministri dell'Arte
Ringo S., John L., Paul M.C., George H.









Ministro delle Politiche giovanili (innanzitutto sport e alcol, poi istruzione, università, ricerca etc)
Spugna team

spugnateam.blogspot.com

lunedì 12 maggio 2008

SCHIFANI, TRAVAGLIO E LA LEGITTIMA ARMA DELLA QUERELA

Su qualcosa oggi posso dirmi soddisfatta.
Schifani ha dichiarato di voler querelare Travaglio. Sono contenta. Perché la querela è l'arma che ogni cittadino ha per difendere i propri diritti violati. Se Schifani crede di essere stato calunniato (...), ha fatto bene a querelare Travaglio (ma mi sento sicura che l'esito finale del giudizio, e anche la storia, assolveranno Travaglio).

Quello che trovo SBAGLIATO, anzi SBAGLIATO e INCOSTITUZIONALE (vd art 21 Cost.) è la censura, che si metterà in atto contro Che tempo che fa e contro Travaglio. Nessun altro cittadino, oggi, all'infuori dei politici, se nominato da qualcuno, nel bene o nel male, in una trasmissione televisiva, ha il potere di censurarlo. Può solo citarlo in giudizio (sempre se ha i soldi per permettersi un avvocato). I politici hanno il privilegio di censurare mezzi di espressione che dovrebbero essere liberi. E anche questo è INCOSTITUZIONALE. Per di più Schifani è un personaggio pubblico e la sua sfera del diritto alla riservatezza è ristretta proporzionalmente alla sua notorietà.

Trovo, invece, più che assurda la posizione del Partito Democratico, che pur di avere voce nelle future riforme che farà il governo, sta diventando il tappetino di Berlusconi e di tutto il Popolo della Libertà. Ora come ora sappiamo che il PD non farà opposizione. Anna Finocchiaro, che solidarizza con Schifani, poi... non so come possano sentirsi tutti quei siciliani che solo un mese fa l'hanno votata.... immagino molto male.

Travaglio ha detto cose vere. Schifani ha avuto amicizie poco chiare ed è giusto che ne renda conto politicamente, essendo il Presidente del Senato di una Repubblica DEMOCRATICA (vd art 1 Cost). Dimenticava, però, che in Italia non esiste responsabilità politica (e purtroppo molti politici riescono a fuggire anche da quella giudiziaria).

Travaglio quella sera aveva uno sguardo più dispettoso che mai. Era come se sapesse ciò a cui stava andando incontro, che forse quella sarebbe stata la sua ultima apparizione televisiva e ha voluto concludere alla grande.
Ha fatto bene!!!!!
Finché c'è gente che parla in questo paese, possiamo restarci ancora un po' ed evitare di emigrare... ma ancora per poco!

PS Schifani ha detto che ha dato mandato ai suoi avvocati per agire giudizialmente contro Schifani. Il mandato sarà davvero portato a compimento?
Alla prossima puntata.....