giovedì 29 novembre 2007

DI MAFIA PARLINO (SOLO) LE SENTENZE?

Su La Stampa compare oggi un articolo di Andrea Camilleri relativamente alla vicenda "Mastella vs fiction sulla mafia". Lo scrittore, pur trovandosi in disaccordo con il Ministro su vari punti delle sue dichiarazioni a proposito della fiction "Il capo dei capi", scrive:

"Io personalmente ritengo che l’unica letteratura che tratti di mafia debba essere quella dei verbali di polizia e carabinieri e dei dispositivi di sentenze della magistratura. A parte i saggi degli studiosi, naturalmente. E poi, che significa che questo sceneggiato è ben fatto? Tecnicamente, sì, certo. Ma, di necessità, è assai riduttivo. Per esempio, è quasi impossibile rendere in uno sceneggiato la concezione solare che della vita hanno, faccio dei nomi a caso, le famiglie Cassarà, Borsellino, Falcone rispetto a quella oscura, cupa e chiusa dei Riina e dei Bagarella. È uno degli elementi che non si possono e non si devono trascurare, perché altrimenti tutto diventa la rappresentazione di una serie di conflitti a fuoco e non dell’unico vero conflitto tra due culture: una di vita e l’altra di morte".

Questa dichiarazione di Camilleri mi lascia un pò perplessa. Dove va a finire l'arte?
Probabilmente Riina apparirà come un eroe (ma poi...possibile che sia veramente così?) e probabilmente la fiction non avrà coraggio in determinate occasioni... ma il problema non è quello!!!

Il problema è il clima in cui viviamo, le ombre che ci circondano... di mafia si parla poco e male: di questo personalmente mi preoccuperei. Perché in prima serata non si fa un bel documentario su tutta la storia dell'arresto di Riina? Perché non si fa un approfondimento sulle stragi di Capaci e di Via d'Amelio?

A Mastella, Ministro della Giustizia, nostro GUARDIASIGILLI
Perché puntare il dito solo contro le fiction? Perché non farlo contro l'omertà che regna in tv?

Concludo con le parole di Claudio Gioè, protagonista della fiction:

"Noi siciliani siamo sempre molto critici quando si raccontano storie di mafia, un dramma che accompagna la nostra vita. All'inizio, spiegando che Riina ha avuto un'infanzia affamata, ci può essere il rischio che il personaggio piaccia, da siciliani sappiamo bene quanto la mafia possa essere subdola e affascinante. Nelle puntate successive emerge la ferocia sua e degli altri"

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Le fiction sui personaggi di mafia, se realizzate in un certo modo, possono trasformarsi fa film di denuncia ad apologia del mafioso; perciò non sono stato molto entusiasta riguardo "Il capo dei capi" (che ho smesso di vedere alla terza puntata, quindi la mia è un'opinione dettata da una visione parziale e quindi difettosa). E non sono certo ottimista se penso che a gennaio proietteranno "L'ultimo padrino", una fiction su Provenzano...

Al

Nicola Andrucci ha detto...

in effetti il rischio è quello di fare sembrare modelli di potere, personaggi negativi quali Riina. Di mafia se ne parla sempre troppo poco, si dovrebbe partire dalle scuole. Io quando sono invitato vado e parlo di mafia,ma mi sono accorto che i giovani sanno ben poco di questo argomento.